Chi siamo
LA STORIA / LA COMUNITÀ
È un freddo febbraio, quello del 2019, quando un piccolo gruppo di persone e compagnx si ritrova a scambiare due calci ad un pallone. Tra qualche palleggio venuto male, birre e risate, comincia a materializzarsi un’idea, che in poco tempo passerà dall’essere un sogno a diventare realtà: iniziare un progetto di sport popolare accessibile e libero da quelle logiche malsane di profitto in termini economici e prestazionali, che ormai colonizzano anche lo sport dilettantistico.
Così nasce l’Aurora-Vanchiglia, un’associazione sportiva dilettantistica con sede a Torino, radicata per l’appunto nei due quartieri da cui prende il nome. Il primo percorso sportivo a formarsi è quello della squadra di calcio a 11 maschile ma in breve tempo prendono vita numerosi altri percorsi: una squadra di calcio a 5 transfemminista, due squadre di Volley misto, una squadra di Basket maschile e una di Basket transfemminista, oltre al giro di supporter (vera anima della società).
Il progetto si articola fin da subito attorno al desiderio e alla necessità di aprire sul territorio spazi in cui proporre forme di vita e di sport dal valore sociale, distanti dalle logiche di competitività ed esclusione che sempre più spesso strangolano le relazioni sociali, anche in campo. L’ esigenza di proporre forme di sport accessibili a tuttx colloca l’Aurora nella più ampia costellazione dello sport popolare e dei movimenti sociali, di cui incarna i valori antisessisti, antifascisti e antirazzisti.
Composta da un mix eterogeneo di persone, studentx, precarx, lavoratorx, disoccupatx e fannullonx, l’ASD si muove su due quartieri storici della città: Aurora, di estrazione popolare, e Vanchiglia, borgo torinese che da qualche anno ospita l’università. Quest’ultimo, che storicamente è la sede del centro sociale Askatasuna - simbolo della storia partigiana e resistente della città - da anni si trova al centro di processi di gentrificazione, che tra le conseguenze prodotte non da ultimo vi è quello della mancanza di spazi e strutture per un’attività sportiva auto-organizzata. Per questo motivo, non trovando spazi in quartiere, le diverse squadre hanno dovuto negli anni assumere un atteggiamento nomade, spostandosi tra palestre scolastiche, impianti comunali e universitari nell’ affannosa ricerca di strutture sportive accessibili.
Il piano dell’attività sportiva non esaurisce gli orizzonti che ci siamo posti fin dal primo giorno. Convinti che il “fare sport” non sia riducibile ad un’attività neutra ma che anzi sia un’attività carica di potenziale politico, fin dal primo giorno - in collaborazione con le altre realtà sportive e sociali della città - organizziamo e partecipiamo a dibattiti, proiezioni, iniziative sportive e momenti di socialità aperti e attraversabili da tuttx, per immaginare, attraverso lo sport, una città e una comunità dove possano avere spazio relazioni differenti da quelle mercificate, competitive e asettiche che spesso ci vengono proposte.
La mancanza di spazi che ormai rende le città sempre più soffocanti, investe ogni ambito e ogni attività, compresa quella sportiva. Da qui maturano esigenze trasversali che ci hanno permesso nel tempo di stringere relazioni di complicità con tante altre realtà, ad oggi confluite nell’impianto sportivo autogestito di via Regaldi, dove numerose società sportive collaborano sia nella manutenzione dell’impianto che nel proporre attività e momenti aperti al quartiere circostante.
Quella dell’Aurora-Vanchiglia è quindi una scommessa dal carattere sociale e politico, dove per politico intendiamo la scelta di organizzarsi con le altre realtà di sport popolare e di essere in dialogo con i movimenti, sia cittadini che nazionali, oltre che attraverso forme di contestazione concrete di un esistente che ci sta sempre più stretto.
In questi anni, abbiamo attraversato le piazze in solidarietà con la Palestina chiedendo a gran voce l’esclusione degli atleti israeliani dalle competizioni internazionali. Nelle piazze siamo stati a fianco al centro sociale Askatasuna assieme a coloro che hanno provato ad opporsi e resistere al suo sgombero coatto e violento, così come saremo nelle piazze e nei campi di provincia quando ci sarà da resistere e costruire percorsi di liberazione all’autoritarismo che avanza.
Vogliamo continuare a guardare allo sport come parte di una lotta che si può portare avanti come forma di resistenza trasversale a una società che non ci rispecchia: non limitandoci allo sport in senso stretto ma allargandoci a temi come l’accessibilità, sia agli spazi che economica, al diritto alla salute, e tanti altri; dotandoci di tutti gli strumenti utili a costruire reti capaci di coinvolgere e parlare anche al di fuori dei nostri circuiti di sport.
Città: Torino
Fondazione: 19.02.2019
Colori sociali: Rosso-Nero
